martedì 22 aprile 2008

Incontro del 14 Febbraio 2008

Il ghiaccio è rotto.
E l'idea di metterci insieme, una volta ogni tanto, forse è più utile di quel che si immagini.

Dopo una prima fase intelocutoria la discussione si è concentrata su tre punti principali:
  • le differenze fra la nostra preadolescenza e quella dei nostri figli
  • il ruolo della televisione e dei mass media in generale
  • il nostro tempo, che non basta mai

Quando avevamo, noi, dodici anni il mondo e la società erano profondamente diversi da oggi.

Non eravamo bombardati dalla televisione ogni ora del giorno e della notte, i programmi per ragazzi iniziavano alle 17 e tutti fremevamo per vedere “oggi le comiche” il sabato e i cartoni animati la domenica.
Quella finestra sul mondo aveva solo due occhi (il 1° e il 2° canale, in bianco e nero) mentre oggi sono mille e più, come quelli compositi degli insetti, e vedono a colori.
Di solito l'apparecchio televisivo era sistemato in salotto e mettersi in poltrona a guardare era quasi un rito; oggi, spesso, ogni stanza ha il suo sempre acceso quasi fosse un'ineludibile compagno di vita cui ci siamo assuefatti.
Ma perchè la televisione è diventata uno strumento così pervasivo e incombente ?
Perchè sembra poter determinare in modo così efficace i comportamenti collettivi ?
Le ragioni affondano nelle profondità dell'analisi psicologica, ma, in poche parole, la TV ci dà come l'illusione di essere dio, limitatamente, però, alla sua onniscienza.
Un dio a mezzo servizio, che tutto vede, tutto sa ma che non può assolutamente niente.
Un dio spettatore quasi voyeristico ma impotente, totalmente incapace di incidere su ciò che vede, anzi fruitore passivo di un meccanismo ipnotico che, per contro tenta di persuaderlo - luì sì - a farci fare quello che “dobbiamo” fare : i perfetti consumatori.
Il problema è che noi percepiamo la nostra impotenza solo quando non riusciamo a soddisfare le nostre pulsioni, o, meglio, compulsioni ad acquistare ciò che vediamo nelle pubblicità e reagiamo cercando di aumentare la nostra produttività per poter essere dei “bravi consumatori”.
Sembriamo come quei topolini bianchi che corrono vorticosamente nella ruota che non si ferma mai.
Questo ci priva di molto del nostro tempo, quasi tutto, non lasciando che pochi scampoli, da dedicare ai nostri ragazzi, durante i quali, però siamo così stanchi e stressati di risultare pressochè assenti.
Altre volte il tempo lo abbiamo ma non lo usiamo nel modo migliore, o forse non sappiamo farlo.
Ci coglie allora il senso di colpa che ci induce ad accontentare i nostri figlioli con l'ultimo modello di cellulare visto in TV, senza il quale sembra che non possano vivere.
Mettiamoci anche il fatto che, se noi vediamo la televisione con un minimo di occhio critico, i minori assorbono tutto come spugne.
Hanno voglia di dire, certi psicologi, che i bambini sono meno passivi di quel che si pensi.
La mole di stimoli audiovisivi cui vengono sottoposti è talmente enorme che, col tempo si produce un'assuefazione che conduce all'apatia, cioè all'incapacità di provare emozioni.
Ma siccome una vita senza emozioni è una “non vita”, o si sprofonda nella depressione o si imbocca la via del gioco al rialzo continuo elevando progressivamente il livello dell'intensità degli stimoli.
Non stupiscano allora certi comportamenti “eccessivi” cosiddetti devianti degli adolescenti di oggi.
Non ci sorprenda il dato recente che l'età media della prima sniffata di coca (ormai dilagante) sia scesa nella fascia dai 12 ai 16 anni.

Noi, come genitori, vorremmo tutti fare qualcosa di più, ma non sappiamo cosa.

Eppure, se ci pensiamo bene, i nostri vecchi non ci hanno mai dedicato neanche 1/10 del tempo che noi, comunque, riusciamo a dedicare ai nostri figli.

  • E noi, nel complesso, conserviamo un buon ricordo della nostra infanzia, come di un'età sostanzialmente felice.
  • Perchè noi eravamo felici, o almeno soddisfatti, con poco ed oggi i ragazzi sono insoddisfatti con troppo ?
  • Siamo sicuri che dire di no alle loro continue richieste equivalga a negare loro il nostro affetto e a privarsi del loro ?
  • Abbiamo mai provato a non cedere quando siamo convinti di essere nel giusto ?

  • Non è più facile dire sì , e chiuderla lì (fino alla richiesta successiva) piuttosto che motivare in modo convincente un sacrosanto no ?

  • E' così difficile negare la playstation di turno, semplicemente perchè costa troppo ?

  • E' davvero impossibile limitare o modulare l'uso della TV ?

  • E' proprio vero che non possiamo farci niente, che non abbiamo alternative ?

  • Dobbiamo rassegnarci a veder crescere i nostri ragazzi senza poter influenzare positivamente la loro maturazione verso l'età adulta ?

  • Dobbiamo affidarci esclusivamente alla nostra buona stella e sperare che tutto vada per il meglio ?

  • Allora, non è meglio abbandonarsi al “Sistema” ed accettarlo incondizionatamente ?

  • Non è meglio scegliere la capsula blu di Matrix e continuare a vivere in una realtà sempre più virtuale ?

Queste e molte altre sono le domande che ci facciamo, o che dovremmo farci, e che possono emergere dal reciproco confronto delle nostre rispettive esperienze.
Prima di trovare risposte che ci convincano, infatti, dobbiamo porci, per l'appunto, le domande giuste.

Per questo io ripeterei l'esperimento appena fatto anche il prossimo mese, in data da decidere.

Giuseppe Iardella

P.S. Visto che tutto ruota sempre sul tema cardinale del consumismo prima del prossimo incontro mi piacerebbe proporre un articolo che Umberto Galimberti scrisse per La Repubblica nel 2002.


Nessun commento: