Dialogo su: COMUNITÀ, CITTADINANZA, EDUCAZIONE
Tutor: a rotazione
Iscritti/partecipanti presenti: ANNA, MARCELLA, ADRIANA, LUCIA, MASSIMO
Ospite: Fabio (Armunia)
Promotore: GIUSEPPE giuseppeiardella@hotmail.com
Sintesi incontro n. 2
Data: 29 maggio 2008
Ore: 21,30 – 24,00
Tutor: Luca Mori
AVVISO: il prossimo incontro è previsto – salvo problemi particolari – per il 13 GIUGNO, alle ore 21:30, presso una sala del Comune di Guardistallo (nella via centrale, VIA PALESTRO n. 24).
Nota: è stato attivato, sempre in via sperimentale, il FORUM di http://dialoghi.ning.com Date il vostro parere sull’utilità e la struttura del sito
Resoconto del tutor, Luca Mori
Giuseppe apre la serata sollevando il problema del cambiamento di abitudini. Quando accadrà che le abitudini – ad esempio, di consumo – cambieranno?
Poi una domanda collegata: qual è il motore che può spingere le persone a prendere parte a iniziative come i Dialoghi? Partiamo dall’assunto ovvio di essere una minoranza: ma come potremmo fare per essere meno minoranza?
Riguardo alle abitudini, un bambino di una quinta elementare di Bibbona ha detto, nel corso di una discussione su ambiente ed energia: ‘per cambiare abitudini, si deve inventare qualcosa di più comodo [di ciò a cui si è abituati]’. La questione della comodità in effetti è importante.
Chi partecipa ai dialoghi a volte ha la sensazione di lavorare in termini di “prevenzione” rispetto a cose che non vanno nel verso giusto. Fabio suggerisce di recuperare Pasolini per un approccio critico all’esistente: coinvolti in una corsa verso un benessere non meglio identificato e definito, abbiamo perso relazioni ed esperienze importanti. Molto si è giocato nel secondo dopoguerra, quando il boom economico ha fatto decollare modelli di consumo e di spreco ormai insostenibili.
Ci sarebbe poi da aprire un discorso sulla paura. “Quale sarà il punto di rottura?”, chiede Giuseppe. Se da tante parti (nella scuola e rispetto alla cultura, nei micro-comportamenti quotidiani e nelle scelte rispetto alla produzione e al consumo) c’è una corsa al ribasso o almeno una specie di legittimazione dell’esistente – e se davvero l’esistente così com’è non è sostenibile – quale sarà il punto di rottura? Marx pensava alla RIVOLUZIONE come esito decifrabile di relazioni insostenibili tra Capitale e Lavoro; oggi, notando che l’OIKOS1 dell’economia non è l’OIKOS dell’ecologia, e notando la rilevanza del fattore Natura nei processi economici (un fattore non inesauribile), è più facile pensare alla CATASTROFE (naturale e di conseguenza sociale), come esito di relazioni insostenibili tra economia ed ECOLOGIA2. .
E i giovani? Questo Dialogo è promosso e costituito da genitori di giovani (bambini e ragazzi) tra la V^ elementare e la III^ media? Quanto e cosa immaginano? Come desiderano il futuro?
Recentemente, Galimberti ha sostenuto che gli adolescenti hanno bisogno di essere ‘plagiati’. Ha usato un termine forte che, nel Dialogo, ad alcuni piace e ad altri no. Ma si possono imporre o prescrivere modelli, da parte degli adulti, ai giovani? Il processo di apprendimento e della formazione comunque non sono processi lineari (chi plagia non può sapere cosa otterrà…). Del resto, chi educa l’educatore? Non sono già i genitori che autocriticamente riconoscono dei limiti nel loro porsi rispetto ai figli?
Certo, i Dialoghi sono uno degli esempi del voler cambiare abitudine, e del voler aprire spazi per qualcosa che ancora non esiste. Si nota che sarebbe importante coinvolgere in questo discorso anche la SCUOLA e il REFERENTE POLITICO.
Nasce allora una proposta: studiare iniziative che APRANO NUOVI CANALI E MODI DI COMUNICAZIONE TRA GENITORI, FIGLI, SCUOLA, POLITICA.
L’idea, da depositare in un progetto, è quella di sviluppare alcune esperienze già fatte presso le scuole elementari e medie tra Pisa e Rosignano. Il punto è: iniziamo esplorando come i giovani immaginano e desiderano il futuro (lavoro nelle classi). Lavoriamo separatamente con i genitori, su come loro immaginano e desiderano il futuro (loro, ma anche su come lo vorrebbero per i figli).
Mettiamo a confronto, in un momento successivo, quanto emerge dal lavoro dei bambini e dei ragazzi con quanto emerge dal lavoro dei genitori. È probabile che, in entrambi i casi, gli uni siano sorpresi da quello che emerge dalla discussione degli altri, che si venga a conoscenza di qualcosa che non si conosceva dell’immaginario degli altri. Apriamo poi un discorso anche con il politico rispetto al ruolo che dovrebbe avere in questo lavoro di messa in tensione tra il PRESENTE e il FUTURO (che dovrebbe essere il momento ‘politico’ della politica, a fronte di quello ‘amministrativo’).
Si devono studiare anche modi e cornici per portare avanti l’iniziativa: è una specie di tentativo di portare i ‘Dialoghi’ ‘fuori di sé’: il gruppo non vuole essere autoreferenziale, ma provare a coinvolgere altri (genitori e ragazzi anzitutto), iniziando progetti che cambino qualcosa.
Come detto, l’unica cosa che si può ipotizzare realisticamente riguardo agli esiti del progetto a cui lavoriamo, è che attiveremo nuovi canali e stili di comunicazione tra genitori e figli (e attraverso loro, tra scuola e genitori, e tra tutti costoro e il politico).
1Àmbito, casa.
2 Anche nel senso dell’ECOLOGIA DELLA MENTE di cui scriveva Gregory Bateson negli anni Sessanta e Settanta