sabato 31 maggio 2008

Sede: GUARDISTALLO
Dialogo
su: COMUNITÀ, CITTADINANZA, EDUCAZIONE
Tutor: a rotazione
Iscritti/partecipanti presenti: ANNA, MARCELLA, ADRIANA, LUCIA, MASSIMO
Ospite: Fabio (Armunia)

Promotore: GIUSEPPE giuseppeiardella@hotmail.com

Sintesi incontro n. 2

Data: 29 maggio 2008
Ore: 21,30 – 24,00
Tutor: Luca Mori

AVVISO: il prossimo incontro è previsto – salvo problemi particolari – per il 13 GIUGNO, alle ore 21:30, presso una sala del Comune di Guardistallo (nella via centrale, VIA PALESTRO n. 24).

Nota: è stato attivato, sempre in via sperimentale, il FORUM di http://dialoghi.ning.com Date il vostro parere sull’utilità e la struttura del sito


Resoconto del tutor, Luca Mori

Giuseppe apre la serata sollevando il problema del cambiamento di abitudini. Quando accadrà che le abitudini – ad esempio, di consumo – cambieranno?
Poi una domanda collegata: qual è il motore che può spingere le persone a prendere parte a iniziative come i Dialoghi? Partiamo dall’assunto ovvio di essere una minoranza: ma come potremmo fare per essere
meno minoranza?
Riguardo alle abitudini, un bambino di una quinta elementare di Bibbona ha detto, nel corso di una discussione su ambiente ed energia: ‘per cambiare abitudini, si deve inventare qualcosa di
più comodo [di ciò a cui si è abituati]’. La questione della comodità in effetti è importante.

Chi partecipa ai dialoghi a volte ha la sensazione di lavorare in termini di “prevenzione” rispetto a cose che non vanno nel verso giusto. Fabio suggerisce di recuperare Pasolini per un approccio critico all’esistente: coinvolti in una corsa verso un benessere non meglio identificato e definito, abbiamo perso relazioni ed esperienze importanti. Molto si è giocato nel secondo dopoguerra, quando il boom economico ha fatto decollare modelli di consumo e di spreco ormai insostenibili.

Ci sarebbe poi da aprire un discorso sulla paura. “Quale sarà il punto di rottura?”, chiede Giuseppe. Se da tante parti (nella scuola e rispetto alla cultura, nei micro-comportamenti quotidiani e nelle scelte rispetto alla produzione e al consumo) c’è una corsa al ribasso o almeno una specie di legittimazione dell’esistente – e se davvero l’esistente così com’è non è sostenibile – quale sarà il punto di rottura? Marx pensava alla RIVOLUZIONE come esito decifrabile di relazioni insostenibili tra Capitale e Lavoro; oggi, notando che l’OIKOS1 dell’economia non è l’OIKOS dell’ecologia, e notando la rilevanza del fattore Natura nei processi economici (un fattore non inesauribile), è più facile pensare alla CATASTROFE (naturale e di conseguenza sociale), come esito di relazioni insostenibili tra economia ed ECOLOGIA2. .

E i giovani? Questo Dialogo è promosso e costituito da genitori di giovani (bambini e ragazzi) tra la V^ elementare e la III^ media? Quanto e cosa immaginano? Come desiderano il futuro?

Recentemente, Galimberti ha sostenuto che gli adolescenti hanno bisogno di essere ‘plagiati’. Ha usato un termine forte che, nel Dialogo, ad alcuni piace e ad altri no. Ma si possono imporre o prescrivere modelli, da parte degli adulti, ai giovani? Il processo di apprendimento e della formazione comunque non sono processi lineari (chi plagia non può sapere cosa otterrà…). Del resto, chi educa l’educatore? Non sono già i genitori che autocriticamente riconoscono dei limiti nel loro porsi rispetto ai figli?

Certo, i Dialoghi sono uno degli esempi del voler cambiare abitudine, e del voler aprire spazi per qualcosa che ancora non esiste. Si nota che sarebbe importante coinvolgere in questo discorso anche la SCUOLA e il REFERENTE POLITICO.

Nasce allora una proposta: studiare iniziative che APRANO NUOVI CANALI E MODI DI COMUNICAZIONE TRA GENITORI, FIGLI, SCUOLA, POLITICA.

L’idea, da depositare in un progetto, è quella di sviluppare alcune esperienze già fatte presso le scuole elementari e medie tra Pisa e Rosignano. Il punto è: iniziamo esplorando come i giovani immaginano e desiderano il futuro (lavoro nelle classi). Lavoriamo separatamente con i genitori, su come loro immaginano e desiderano il futuro (loro, ma anche su come lo vorrebbero per i figli).

Mettiamo a confronto, in un momento successivo, quanto emerge dal lavoro dei bambini e dei ragazzi con quanto emerge dal lavoro dei genitori. È probabile che, in entrambi i casi, gli uni siano sorpresi da quello che emerge dalla discussione degli altri, che si venga a conoscenza di qualcosa che non si conosceva dell’immaginario degli altri. Apriamo poi un discorso anche con il politico rispetto al ruolo che dovrebbe avere in questo lavoro di messa in tensione tra il PRESENTE e il FUTURO (che dovrebbe essere il momento ‘politico’ della politica, a fronte di quello ‘amministrativo’).

Si devono studiare anche modi e cornici per portare avanti l’iniziativa: è una specie di tentativo di portare i ‘Dialoghi’ ‘fuori di sé’: il gruppo non vuole essere autoreferenziale, ma provare a coinvolgere altri (genitori e ragazzi anzitutto), iniziando progetti che cambino qualcosa.

Come detto, l’unica cosa che si può ipotizzare realisticamente riguardo agli esiti del progetto a cui lavoriamo, è che attiveremo nuovi canali e stili di comunicazione tra genitori e figli (e attraverso loro, tra scuola e genitori, e tra tutti costoro e il politico).



1Àmbito, casa.

2 Anche nel senso dell’ECOLOGIA DELLA MENTE di cui scriveva Gregory Bateson negli anni Sessanta e Settanta

martedì 20 maggio 2008

Sede: GUARDISTALLO

Dialogo su: COMUNITÀ, CITTADINANZA, EDUCAZIONE

Tutor: a rotazione

Iscritti/partecipanti presenti: CARLOTTA MILANI, ANNA ARZILLI , LUCIA MATTEUCCI TASSONE, MARCELLA GRAZIANI, CLAUDIO PAPI, GIUSEPPE IARDELLA, MASSIMO CECCARELLI

PROMOTORE: GIUSEPPE IARDELLA, giuseppeiardella@hotmail.com

Sintesi incontro n. 1

Data: 16 maggio 2008

Ore: 21,00 – 23,00

Tutor: Luca Mori

E A ROTAZIONE

AVVISO: il prossimo incontro è previsto – salvo problemi particolari – per GIOVEDI 29 MAGGIO, alle ore 21:30, presso una sala del Comune di Guardistallo (nella via centrale, VIA PALESTRO n. 24).

Giuseppe Iardella segnala l’esistenza del blog del Dialogo di Guardistallo: http://idialoghi-trecomuni.blogspot.com. Segnalo che presto proporrò a tutti anche un sito complessivo dei dialoghi, con FORUM, BLOG, POSSIBILITÀ DI POSTARE FOTO E SEGNALARE VIDEO, E ALTRE FUNZIONI. Ho già registrato un indirizzo, http://dialoghi.ning.com/ al quale inizierò a lavorare nei prossimi giorni.

Resoconto del tutor, Luca Mori

I partecipanti al dialogo sono genitori di figli coetanei: siamo tra la V^ elementare e le prime due classi delle medie. Tutti sono interessati al fatto che i loro bambini crescano in un posto che dia stimoli e opportunità significativi, alternativi a quelli tipicamente comunicati dalla televisione.

La discussione della serata riguarda dunque il rapporto tra genitori e bambini, e più in generale la riscoperta di una dimensione comunitaria, nel contesto degli attuali mutamenti della società. Iardella evidenzia due possibili rischi di iniziative come quella dei Dialoghi: 1) coloro che partecipano generalmente sono persone già impegnate e “attive”; 2) nonostante ciò, queste iniziative spesso non hanno continuità. La domanda, allora, è: com’è possibile uscire dal triangolo lavoro, shopping, televisione? Si può uscire?

Inoltre, i genitori presenti richiedono che il dialogo sia un percorso “che porti a qualcosa”. Cioè: l’auspicio è quello che dalle discussioni vengano idee anche per progetti da portare avanti con i bambini. Per questo la rete è importante, anche considerando che un’esigenza analoga è stata espressa con altrettanta convinzione nel dialogo di Santa Luce.

L’impressione è quella di essere impegnati in una battaglia come quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Cosa c’è, però, da perdere? Forse, il concetto stesso di comunità. O il concetto di libertà[1].

Le tecnologie della comunicazione mutano continuamente, e questo muta le abitudini dei ragazzi. I genitori lo notano e si sentono disorientati: che fare se il telefonino sostituisce la comunicazione “faccia a faccia”, o se gli sms sostituiscono la comunicazione a voce? Come fare perché i ragazzi usino internet approfittando delle opportunità che offre, ma senza perdere autonomia e capacità di pensare (ad esempio, scaricando ricerche già fatte, o cose del genere)?

Notiamo che l’evoluzione delle tecnologie è una caratteristica evolutiva che contraddistingue la storia di Homo sapiens. C’è stato chi metteva in guardia dalla tecnologia della scrittura: per esempio, Platone. Prendendone atto, si continua a sentire il bisogno di fare in modo che i ragazzi non perdano il senso di esperienze e di relazioni che potrebbero essere “sostituite” da nuove esperienze e relazioni, mediate in modo tecnologico. È un’ansia della sostituzione, questa: ma è anche la volontà che l’esperienza dei ragazzi effettivamente si arricchisca, e non si impoverisca di alcune dimensioni relazionali importanti.

Gli stessi genitori, criticamente, si rendono conto di non riuscire spesso a dare l’esempio di ciò che vorrebbero vedere nei loro ragazzi. Anche per loro, gli spazi e i tempi delle ‘comunità’ sono ridotti.

Si discute allora delle cornici che sarebbero necessarie: quali cornici per rendere continue e non saltuarie esperienze come quelle di un Dialogo? Cioè di cittadini che si riuniscono per immaginare nuove possibilità della loro città e del loro essere cittadini?

Tra le prime ipotesi di lavoro:

- proporre iniziative alla scuole, in cui la curiosità dei ragazzi tra la V^ elementare e la prima media venga intercettata positivamente, introducendo in modo originale ai temi della cittadinanza e all’uso delle nuove tecnologie

- chiederci che cosa anche gli adulti desiderano per sé, prima che per i propri ragazzi. Si è ancora capaci di ‘desiderare qualcosa insieme’?

- riflettere ancora su: cosa significa ‘desiderare di vivere bene’? e cosa significa ‘accontentarsi di vivere, di quello che c’è?’



[1] Su questo segnalo il recente libro G. Lakoff, 2008, La libertà di chi?, Traduzione di Valeria Roncarolo, Codice edizioni, Torino; pp.242; € 22,00, secondo il quale stiamo rischiando di perdere il concetto di libertà: “Perdere la libertà è una cosa terribile, ma perdere il concetto di libertà è ancora peggio”, p. IX.